Il divieto di pubblicità dell’azzardo funziona?

pubblicita-azzardoIl Decreto dignità non ha ridotto i volumi di gioco d’azzardo online. Intanto la Spagna si avvia a vietare la promozione del gioco e i bonus dei casinò. Con l’approvazione del DL 87/2018, l’Italia è stato uno dei primi paesi in Europa ad adottare un divieto per la pubblicità del gioco d’azzardo. Il provvedimento, meglio noto come “Decreto dignità”, convertito nella Legge 96/2018, impone il veto totale alla promozione dell’azzardo su tutti i mezzi di comunicazione. Unica eccezione le lotterie nazionali a estrazione differita, per intendersi la Lotteria Italia.

L’obiettivo del decreto era quello di ridurre la ludopatia, problema che affligge una fetta di coloro che amano giocare d’azzardo. Al contempo esso mirava a proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione, rispetto all’esposizione a messaggi che invitavano a giocare d’azzardo. A più di un anno di distanza dall’effettiva entrata in vigore, emergono però diverse problematiche e controversie sulla sua reale efficacia.

 

Il caso della Spagna

Sulla scia di quanto fatto in Italia, altri paesi in Europa stanno valutando provvedimenti simili. Ultimo, in ordine di tempo, il caso della Spagna. Come si legge in questo articolo il governo Sanchez sembra intenzionato a imporre il divieto di pubblicità per il settore del gioco. Anche qui saranno bandite le sponsorizzazioni sulle maglie delle squadre della Liga, cosa che già suscita molte opposizioni.

I timori, avallati anche dall’EGBA (European Gaming & Betting Association), sono relativi alla possibilità che questo divieto possa favorire il gioco illegale. Oltre che danneggiare ulteriormente il settore dello sport già indebolito dal Covid-19. Inoltre la Spagna si spinge più in là dell’Italia. È in fase di studio anche un provvedimento per proibire iniziative come i bonus e le promozioni dei casinò. Di fatto questo rappresenta lo strumento di marketing più utilizzato dai siti di gioco online.

Anche in Irlanda e Regno Unito la discussone sul tema è aperto. In questi paesi ad esempio l’emittente Sky, ha proposto di limitare gli spot nel corso dei match di Premier League. Ne viene trasmesso soltanto uno per ogni stacco pubblicitario.

 

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L’efficacia del divieto e i punti controversi

Al momento della sua entrata in vigore in Italia, il provvedimento sul divieto di pubblicità ha fatto molto discutere. Il cambiamento in alcuni ambiti è stato radicale. Via le sponsorizzazione dei siti di betting dalle divise dei calciatori, via la cartellonistica negli stadi, via gli spot in tv. Immediati i danni sul settore dello sport, a causa del venir meno delle principali forme di sponsorizzazione.

Attualmente, visti i dati sul gioco sull’anno 2019, la discussione è tornata a farsi accesa. Il punto focale è se il divieto sia riuscito a centrare l’obiettivo di porre un limite alla dipendenza da gioco.

Sotto accusa, vi sono i diversi espedienti trovati da bookmaker e casinò online per continuare a farsi pubblicità facendosi beffe del divieto. Alla base delle controversie vi è il fatto che la legge non vieta la diffusione di informazioni. Ne è derivato un fiorire di siti e blog informativi o comparativi sul settore del gioco e sulle quote delle scommesse.

 

Promozione o comunicazione?

Questa problematica ha portato anche a contrasti tra il ministro Luigi Di Maio, promotore del decreto e l’AGCOM - Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Nel documento di segnalazione al Governo l’Agcom evidenza diverse problematiche nell’attuazione della legge. Tra l’altro, sono evidenziate le difficoltà che emergono nell’individuare un discrimine tra contenuti informativi e quelle di tipo commerciale/promozionale. Ovviamente i primi sono esclusi dal divieto, in quanto necessari a favorire delle scelte di gioco consapevoli.

 

I dati sull’azzardo online: un settore in crescita

Accanto a queste problematiche ci sono i dati relativi al gioco d’azzardo, che sembrano indicare l’inefficacia del decreto. Infatti il settore del gioco d’azzardo online infatti non appare affatto scalfito dal provvedimento.

Gli incrementi del gioco d’azzardo a distanza sono evidenziati nel  Libro Blu 2019 pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. A saltare agli occhi sono proprio i dati relativi al settore del betting online. Ad esempio per le scommesse virtuali la raccolta è passata da 148 milioni di euro del 2018 a 214 nel 2019. Le scommesse ippiche sono cresciute da 80 a 91 milioni, il lotto online ha raccolto 120 milioni, 16 in più rispetto all’anno precedente. Anche il bingo online si fa sempre più social: ha avuto un incremento di 26 milioni in un anno.

Considerando tutto l’azzardo online la raccolta del 2019 è stata pari a 36.405 milioni, rispetto ai 31.442 dell’anno precedente. Si noti che questi dati sono relativi al 2019, dunque precedenti al lockdown e alle restrizioni imposte dalla pandemia. Queste a loro volta hanno favorito ulteriormente il gioco a distanza.